I sequestratori ormai volevano venderlo ai clan. Erano braccati e volevano "liberarsi" dell'ostaggio per darlo a gente più esperta. I timori degli investigatori che il caso potesse finire male

I rapitori di Andrea Calevo, l'imprenditore di Lerici liberato l'ultimo dell'anno, stanno rivelando agli inquirenti particolari agghiaccianti. Il capo della banda, Pier Luigi Destri, si sentiva ormai braccato dalla polizia e per questo aveva deciso di "vendere" l'ostaggio a gente più esperta di lui. Calevo doveva essere ceduto per un milione di euro ai clan mafiosi.
"Mamma, ti prego di pagare"
In un'altra lettera scritta sotto dettatura, Calevo rassicura la madre: "Mamma cara, sto bene. Ti scrivo questa mia dicendoti che sto bene". Questa missiva fu inviata alla famiglia il 21 dicembre e contiene l'impronta dell'indice sinistro di Destri. "Ti prego di pagare senza dire più niente alla stampa e alla polizia. Ti voglio bene, Andrea", così scrive l'imprenditore sotto minaccia dei due albanesi.

La lettera sgrammaticata dei rapitori
Nella stessa busta spedita ai parenti, secondo La Repubblica, i rapitori scrivono un'altra missiva alla madre di Andrea, questa volta a macchina. Il testo, sgrammaticata, contiene anche la richiesta del riscatto e rivela il nervosismo che ormai serpeggia nella banda. "Eccellentissima signora Calevo, basta che sta esagerando con tutto questo casino con polizia e carabinieri. A noi tutto ciò non fa paura. Si ricordi che ora dovrà fare tutto quello che diciamo altrimenti suo figlio verrà venduto ad altre organizzazione molto lontane. Deve pagare 8 milioni di euro perché è stata molto cattiva. La somma deve essere consegnata tramite un avvocato di fiducia di suo figlio senza nessuno colorante ai soldi o soldi segnati e nessuna trappola... a capito?", termina il messaggio con un evidente errore ortografico.

Pier Luigi Destri, il capo banda, si era reso conto che lui e i suoi non erano in grado di gestire un ostaggio così importante. Braccati dalla polizia, la gang era pronta a cedere il prigioniero per una somma molto inferiore a quella richiesta alla famiglia, forse "solo" 4 milioni di euro.

Calevo, in questa drammatica ipotesi per fortuna rimasta tale, sarebbe stato trasferito in una prigione più sicura, fuori dalla Liguria, forse in Toscana o nel Lazio, o addirittura al Sud. Se fosse finito nelle mani delle cosche, la vita dell'imprenditore, temevano gli inquirenti, sarebbe stata seriamente in pericolo. Dagli interrogatori si aspettano rivelazioni su alcuni dettagli logistici, ma mancano ancora le modalità con cui la banda pretendeva che fosse pagato il riscatto. In una lettera si parla della mediazione di un legale.