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Discussione: Pazzo o pseudo tale ad ogni costo ... aggiornamento 6.0.

  1. #1
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    Pazzo o pseudo tale ad ogni costo ... aggiornamento 6.0.

    ( questa non è una fake news - Giuseppe 349/6840211 )

    “PAZZO O PSEUDO TALE AD OGNI COSTO … aggiornamento 6.0”
    ( https://drive.google.com/file/d/1yPH...ew?usp=sharing )

    Vessato per decenni senza riuscire a estrometterlo dal suo ambito lavorativo della Polizia di Stato … con pretestuosi e irregolari provvedimenti da una parte e ricorsi con denunce penali dall’altra … sin a quando cogliendo/si una situazione di aperto contrasto condominiale, privato di tutto: l’amata figlioletta, il lavoro, la dignità - gli amici già da quel dì … e dovendo considerare le sue pur ampie ma imbarazzanti e ingiustificabili ragioni, allora osteggiandogli la difesa … insomma tutto mettendo in campo pur di non dargliela vinta e essere costretti ad ammettere errori e colpe di gravità inaudita - una famiglia distrutta e gettata in mezzo ad una strada per uno pessimo esercizio e principio di Potere.

    Legenda - tre capitoli per un totale di 116 pagine, di cui: dalla pag. 1 alla pag. 55 prologo, premessa e fatti “Polizia di Stato”; dalla pag. 55 alla pag. 77 premessa e fatti “Tribunale per i Minorenni di Roma”; dalla pag. 77 a fine premessa, fatti “Tribunale Ordinario di Roma” con conclusioni e richieste del sottoscritto.

    Prologo.

    Illustre Sig. Presidente della Repubblica, Illustri Autorità e Personalità, Illustri Concittadini, Spettabili Organizzazioni Sindacali e di Tutela, Spettabili Organi di Informazione, Esimi Avvocati, Carissimi tutti, mi chiamo Silvestro Giuseppe, sono nato a Napoli il 16/04/1965 ( silvestrogius@gmail.com - telefono mobile 349/6840211 ) già Assistente Capo della Polizia di Stato, anagraficamente residente in Roma, Via Modesta Valenti - indirizzo fittizio assegnatogli presso la V^ Circoscrizione del Comune di Roma in quanto senza fissa dimora, né mezzi di sostentamento ed oggi sostenuto unicamente da strutture e organizzazioni ecclesiastiche di carità;
    ebbene,
    dopo 29 anni di appartenenza ( da Maggio del 1990 ) il 06/12/2018 sono stato destituito dalla Polizia di Stato con provvedimento del Sig. Capo della Polizia notificatomi presso l’Ufficio di appartenenza “Autocentro” di Polizia ( di Roma, Via Alessandro Magnasco - tel. 06/2276191 ) con la motivazione di avere reiterato nel non onorare debiti e contestandomi così uno dei gravi effetti delle problematiche che, con evidente scorrettezza e illegittimità, mi sono state create per decenni proprio presso i stessi ambiti lavorativi Polizia di Stato a cui sono appartenuto nel corso della carriera - semplicisticamente potrei definire tutto come una sorta di mobbing istituzionale, ma preferisco lasciare ogni “forma” di Giudizio alle SS. VV.;
    nel pomeriggio di tale stessa giornata mi recai pertanto presso lo Studio Legale del prof. avv. Filippo Lubrano e gli esposi di tale provvedimento pregandogli assistenza che questi mi concesse ricevendo quindi dalle mie mani il relativo provvedimento cartaceo e i principali atti del procedimento;
    dietro espressa richiesta del prof. avv. Filippo Lubrano, formulatami pochi giorni dopo - avendo già avuto occasione di conoscere la grave situazione lavorativa del sottoscritto ( esposta e documentata sotto, il più sostanzialmente possibile ) con richiesta di verificare se vi fossero presupposti per azioni legali ( da questi negati nell’esistenza ) volte a ottenere un risarcimento economico per i danni subiti a tutti livelli - glie la rappresentai e documentai ( quindi nuovamente ) a mezzo e-mail;
    verso la fine del mese di Gennaio 2019 - a pochi giorni dal termine ( perentorio ) entro cui il Ricorso al T.A.R. del Lazio avrebbe pertanto dovuto essere prodotto - a mezzo e-mail, venni contattato dal prof. avv. Filippo Lubrano per procedere alla verifica dei contenuti del ricorso ( allegandomelo - doc. 01 );
    ( 01 - https://drive.google.com/file/d/13Gg...ew?usp=sharing )
    Ebbene, essendomi rivolto a tal Avvocato proprio perché noto per essere tra i migliori ed avendogli già chiaramente esposto e documentato, due volte, la mia grave situazione lavorativa - a mio avviso evidente causa o concausa della “mancanza” e reiterazione della stessa, per la quale venni destituito dalla Polizia di Stato il 06/12/2018, quindi certo che non servivano verifiche e peraltro non essendovi neanche tempo per eventuali modifiche/aggiustamenti - non ritenni necessario verificare i contenuti del ricorso e mi recai presso il Suo studio legale ove fiduciosamente firmai quanto lo stesso mi pose innanzi ( con fare frettoloso e senza poi rilasciarmene copia ) ossia un atto composto da una pagina e mezzo di dattiloscritto e null’altro;
    quando poi ebbi notizia del respingimento dell’istanza di sospensione cautelare del provvedimento, da parte del T.A.R. del Lazio - sinceramente inaspettata, in quanto esposi e documentai al prof. avv. Filippo Lubrano la mia condizione di assoluta totale dipendenza dal posto di lavoro qual unica fonte di riparo, sostentamento e aiuto per me e le mie figlie ( che, forse, avrebbe dovuto essere esposta ai Giudici ) - allora me lo andai a leggere;
    ebbene - per poi riferiti “doveri di sinteticità”, ma tali da far sparire tutto quanto di grave commesso da personale e Vertici gerarchici della Polizia di Stato, alla base ( non soltanto ) della “mancanza” e reiterazione della stessa per la quale venni poi destituito, il 06/12/2018 - quanto ho dovuto subire e tollerare per decenni ed “a catena” presso ogni ambito della Polizia di Stato a cui sono appartenuto non era stato esposto al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio o debitamente e con ampio esaustivo rilievo, ma anche esponendo altri fatti collegati o attinenti, in modo alquanto equivocabile;
    rispettosamente, rimostrai di tale fatto nei confronti del prof. avv. Filippo Lubrano, il quale, per tutto dire, propose di opporre al Consiglio di Stato il provvedimento del T.A.R. del Lazio di respingimento dell’istanza cautelare di sospensione del provvedimento di destituzione - neanche accolto;
    ( 02 - https://drive.google.com/open?id=1m8...AlQILBNN6NMDZN )
    affranto, ritenni di revocare il mandato al prof. avv. Filippo Lubrano.
    Pertanto, in strenua difesa del lavoro - non occupandosene altri o debitamente e ben risolutamente seppure preposti o incaricati - uscirò dai canali previsti ( fin troppo stretti e facilmente ostruibili ) per esporre di seguito ( sostanzialmente e con tutta la “sinteticità” di cui non sono capace ) le gravissime e sistematiche vicende di mera ostilità in cui mio malgrado sono stato coinvolto, rimettendone a Voi tutti il Giudizio per quanto di dovere e aiuto e solidarietà a seguire.
    Premessa ( con parole dell’Avvocato Amedeo Di Segni ).
    “… non posso dire di avere studiato attentamente il suo caso, ma da quel che ho letto e dalla mia sensazione, di cui mi fido stante la lunghissima esperienza umana e professionale, mi sono fatto una idea abbastanza precisa: lei è una persona seria, onesta, e solo apparentemente con mania di persecuzione … in realtà è stato proprio perseguitato. Perseguitato da un Potere forte ed odioso, stritolato da una burocrazia demenziale e i suoi diritti sono stati calpestati dallo strapotere di uomini che hanno anteposto le loro antipatie personali al loro reale dovere di ufficio ..” ( Avvocato Amedeo Di Segni - doc. 139 ).
    ( doc. 139 - https://drive.google.com/file/d/1Tlp...ew?usp=sharing )

  2. #2
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    Capitolo I ° - Vicende occorse al sottoscritto presso gli ambiti lavorativi Polizia di Stato.
    Il sottoscritto Silvestro Giuseppe - padre di REBECCA, nata a Roma il 29/03/1994 e MIRELLA GRETA, nata a Roma il 25/05/2000, già Assistente Capo della Polizia di Stato, presso l’Ufficio “Autocentro” di Polizia di Roma - espone quanto segue:
    1 - Entrato a far parte della Polizia di Stato nel Maggio 1990, il sottoscritto veniva inviato a effettuare il relativo corso presso la Scuola di Polizia in Trieste;
    al termine di questo fu deciso il suo trasferimento in Roma, ove, presso il Commissariato "Prati” della
    Questura di Roma, il primo e più concreto provvedimento disciplinare adottato nei suoi confronti fu il “richiamo scritto” - in relazione ad un servizio di vigilanza fissa effettuato con turnazione notturna presso un obiettivo sensibile dell’Antimafia eppur avendolo concluso senza rilevare altre e specifiche problematiche - con l’accusa di essere stato notato da un superiore gerarchico in un atteggiamento rilassato ed a conversare con un Carabiniere ( foglio matricolare, quadro “Q” );
    a dirla tutta, intorno alle 03.00 di notte, appesantito dal giubbotto anti proiettile e dalla pistola M/12, il sottoscritto si era momentaneamente poggiato con la schiena a una auto di servizio parcheggiata di fronte all’obiettivo ( senza comunque mai abbassare il livello d’attenzione ) a parlare anche di fatti attinenti proprio quel servizio di vigilanza, con un Carabiniere lì anche in servizio di vigilanza ( svolto internamente ) con turnazione notturna;
    il sottoscritto ritenne di non produrre ricorso avverso tale provvedimento;
    ( foglio matricolare - https://drive.google.com/file/d/1c9c...ew?usp=sharing )
    2 - nel 1992, su istanza, il sottoscritto fu trasferito presso il “Reparto Volanti” della Questura di Roma, ove, dopo un breve periodo di serena ed apparentemente normale attività lavorativa, lentamente e con progressiva accentuazione iniziarono a rilevarsi fatti di evidente ma incomprensibile intolleranza ( velata/non contestabile ) come volti a emarginarlo e isolarlo, in nessun modo giustificabili essendo costui sì persona con il proprio carattere ma comunque dignitosa, osservante e con comportamenti di rispetto e civiltà verso tutti;
    e già da allora come ad oggi ( ! ) rilevandosi anche fatti di velata provocazione e/o molestia posti in essere in particolare a orari notturni e di riposo, a mezzo colpi come sistematicamente dosati/mirati inferti in corrispondenza del soffitto e/o delle pareti del suo alloggio di servizio ( localizzato proprio presso il “Reparto Volanti” ) o sulla porta di ingresso a questo, che il più delle volte lo destavano dal sonno e lo costringevano a sostenere la seguente giornata e di servizio, con ridotta lucidità - anche accentuandosi tal episodi nelle nottate precedenti giornate in cui lo stesso doveva svolgere servizi di Polizia di maggiore importanza od usufruire di periodi di riposo/vacanza - con anche pretestuosità, soventi, addotte da alcuni capi pattuglia di spicco per dipingerne il comportamento in modo tale da giustificare la richiesta di non vederselo assegnare sulla propria volante - pure avendo il sottoscritto sempre svolto il proprio servizio senza mai creare incidenti, disservizi o mancanze e come detto con rispetto e civiltà verso tutti;
    tali fatti non sono mai stati formalmente esposti dal sottoscritto per non “rischiare” di essere visto al pari di un soggetto psichicamente disturbato, risolvendo o attenuando gli effetti di dette circostanze
    con la propria pazienza, forza di volontà e con integratori o tonici naturali;
    pur avendo tentato di dar tempo al tempo e di curare di più il rapporto con i colleghi, tali “forme” di velata e come sistematica ostilità/avversità ( ravvisabile anche ad oggi in fatti esposti nel sottostante capitolo III° ) non cessarono affatto - dopo molto tempo il sottoscritto trovò coraggio di denunciarle all’A. G. seppure molto marginalmente ( doc. 237 ) come detto, per timore di una controproducente interpretazione dei fatti;
    ( doc. 237 - https://drive.google.com/file/d/1BYa...ew?usp=sharing )
    3 - per tutto il periodo di servizio operativo ( di pronto intervento ) svolto presso il “Reparto Volanti” della Questura di Roma ( circa cinque anni ) al sottoscritto non venne mai aumentato, ma neanche in misura strettamente “fisiologica”, il punteggio valutativo annuale ( doc. 2 ) pure non avendovi mai causato incidenti quando era impiegato come autista, né problemi/disservizi di altra natura quando era invece impiegato come capo pattuglia, né mai subìto provvedimenti disciplinari - a eccezione di un banale richiamo orale inflittogli per l’alloggio visto in disordine dall’allora Vice Dirigente Dr. Lucio Liberatore - eppure avendovi subito incidenti occorsi nell’adempiere al dovere, riconosciutigli infatti come dipendenti dal servizio ( foglio matricolare, quadro “G” );
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    ( foglio matricolare - https://drive.google.com/file/d/1c9c...ew?usp=sharing )
    4 - che presso la seguente sede di servizio ( l’Uff. di Gabinetto della Questura di Roma ) dove anche fu trasferito su istanza ed ove, poi, ebbe ( i primi d’una infinita serie ) motivi di difesa per chiedere di acquisire documentazione dal fascicolo personale, il sottoscritto venne a conoscere che - con lettera riservata indirizzata al Questore di Roma, in merito alle suddette problematiche occorse nel periodo di appartenenza al “Reparto Volanti” - a sua insaputa, non permettendogli pertanto replica a difesa, era stato segnalato dalla Dr.ssa Giovanna Petrocca ( all’epoca dei fatti Funzionario di Nucleo presso il “Reparto Volanti” ) come egli stesso causa di tal episodi e senza, allora, spiegare sulla base di quali fatti, concreti ed oggettivamente accertati a suo carico, sarebbe giunta a tali conclusioni;
    l’assoluta infondatezza di tali assunti fu chiara al Questore di Roma, che non adottò i provvedimenti richiesti nei confronti del sottoscritto, che altrimenti risulterebbero nel foglio matricolare;
    ( foglio matricolare - https://drive.google.com/file/d/1c9c...ew?usp=sharing )

  3. #3
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    5 - che presso l’Ufficio di Gabinetto della Questura di Roma - allora competendo a Questo anche la
    direzione di altri più o meno piccoli Uffici di Polizia, soprattutto ivi localizzati - vennero disposti nei confronti del sottoscritto improvvisi e inaspettati spostamenti di ufficio, in un fin troppo breve lasso
    di tempo e sempre vagamente motivati come segue: “esigenze di servizio”;
    infatti inizialmente assegnato all’Ufficio Telegrafo, dopo pochi mesi veniva autoritariamente spostato all’Ufficio Servizi e dopo alcune settimane da lì all’Ufficio Posta, sin a quando, con messaggio anche indicato come “urgente” - ma comunque comunicatogli per presa visione sol alle ore 18.00 circa del 30/06/1998, ovvero poche ore prima della mattina dell’1/07/1998 in cui l’ordine con questo impartito avrebbe dovuto risultare già eseguito e così, senza neanche concedergli tempo per organizzarsi con i familiari e in merito a un servizio del tutto diverso da quello sin allora svolto - gli venne ordinato di aggregarsi presso l’Ufficio di Polizia di Roma - Ostia Lido per tutta la durata del periodo estivo ( doc. 4 );
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    6 - per fortuita ( o sfortunata ) casualità il sottoscritto cadeva malato proprio da quello stesso giorno del 30/06/1998, con totali sei giorni di prognosi scadenti il 05/07/1998 ( doc. 5 ) glissando il suddetto ordine di aggregazione a firma dell’allora Capo di Gabinetto Dr. Francesco Tagliente;
    rimessosi dal malessere il sottoscritto riprese servizio presso l’Ufficio di appartenenza ( l’Ufficio Posta della Questura di Roma ) il 06/07/1998 con turno 08.00/14.00;
    intorno alle ore 9.00 di tale medesima giornata però, mentre stava prestando servizio, il sottoscritto veniva improvvisamente convocato dal Funzionario di Gabinetto Dr.ssa Lucia Franchini e da costei inviato poi, d’autorità, presso l’Ufficio Sanitario Provinciale ( situato presso il piano soprastante ) per lì farlo sottoporre a visita medica con indirizzo psichico ( doc. 6 ) da parte del di lì Direttore ( fu ) Dr. Sacco Paolo;
    poco prima che pertanto vi si recasse, la Dr.ssa Franchini Lucia dava a conoscere al sottoscritto che tale decisione era stata presa sulla base di contenuti di due relazioni di servizio ( doc. 7 e 8 ) redatte nei confronti dello stesso, ma nelle quali però, permessagliene la visione con il rapporto informativo ( doc. 1 ) che le accompagnava, questi vi ravvisò solo ed unicamente travisamenti di fatti, menzogne e affermazioni avversamente tendenziose prive di qualsivoglia riscontro, nonché, in particolare, una sospetta generale similarità ( da copia e incolla ) sia nella “forma” sia nei contenuti sia nel descrivere i sintomi di un disturbo psichiatrico già come “bello e pronto” per i sanitari che quegli atti avrebbero letto;
    tra cui, di avere provocato un acceso diverbio con un anziano impiegato dell’Ufficio Poste Italiane di Piazza San Silvestro in Roma, che risponde ( va ) al nominativo di Ziantoni Renato, ma il quale però, appena possibile incontrato dal sottoscritto presso tale sua sede di servizio ( con ivi presente la Vice Direttrice del Reparto ) manifestò di non sapere nulla della vicenda, che infatti non si era verificata e
    per iscritto dei suoi buoni e rispettosi comportamenti ( doc. 9 );
    a nulla valeva però fare poi presente tale testimonianza, che smentiva alcune accuse e poneva sotto una più ampia e corretta luce le altre, dando così sentore che più di una spontanea segnalazione di fatti ( per il conseguente accertamento di eventuali mancanze ) tale personale fosse stato indotto ed istruito nel produrre “relazioni d’appoggio” su cui basare tale richiesta di far sottoporre il sottoscritto ad accertamenti di natura psichica - primi di una incalzante serie, fatta perdurare per lustri ( dal 1998 sino a poco prima d’essere destituito il 6/12/2018 ) proprio per non avere mai ottenuto una diagnosi tale da così poterlo radicalmente estromettere dai ruoli della Polizia di Stato;
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    7 - dovendo obbedire, il sottoscritto si recò quindi presso il soprastante Ufficio Sanitario Provinciale per sottoporsi a visita e che se proprio tale la si poteva definire, veniva svolta dal di lì Direttore ( fu ) Dr. Sacco Paolo il quale, con fare fin troppo frettoloso ( scarsi cinque minuti ) ben poco valutativo se non di detti atti ( sub punto 6 ) ed un secco “mi dispiace adesso sta tutto a te”, dispose accertamenti psichiatrici a cui dovette sottoporsi presso il C. M. O. di Roma - Cecchignola dal giorno seguente del 07/07/1998 ( doc. 6 ) e “non facendo mancare nulla” con seguente umiliante ritiro dell’armamento in dotazione individuale a scopo precauzionale ( doc. 10 );
    con tale iter d’accertamenti psichiatrici ancora non concluso e decisione del 21/08/1998 - adottata in presenza del sottoscritto su ( pur evidenti ) forzature poste in essere dal Dr. Sacco Paolo, lì presente, presso la Commissione medica ( per precisione, un unico soggetto in uniforme da ufficiale ) con fare di superiore autorità ed a fronte di un ancor più evidente “non saper che pesci o diagnosi prendere” di Questa - venne emesso nei confronti dello stesso un provvedimento di temporanea inidoneità al servizio nei ruoli della Polizia di Stato, per giorni trenta, in quanto ( asseritamente ) affetto da: “Tratti ipertimici del se con in atto lievi note disforiche da ricontrollare” ( doc. 11 );
    a tutela dei propri diritti il sottoscritto ritenne allora di contattare il Dr. Maurizio Marasco ( Psichiatra e Psicopatologo Forense ) il quale, dopo essere stato reso edotto dei fatti e attinenti il procedimento psichiatrico, svolgeva le proprie indagini ed esponeva poi le proprie conclusioni ( doc. 16 ) sulla base delle quali - tra cui: “… le varie diagnosi formulate dai sanitari che hanno posto in aspettativa forzata il Silvestro appaiono ictu - oculi, pretestuose e niente affatto indicative di una patologia psichiatrica inquadrabile in una effettiva condizione di infermità mentale o di disturbo di personalità o di disagio emotivo …” - veniva impugnata la su descritta diagnosi innanzi al T. A. R. del Lazio, che ne deliberò
    l’illegittimità e l’annullamento ( Sentenza 13155/1998, allegata );
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    ( Sent. 13155/1998 - https://drive.google.com/file/d/1F4R...ew?usp=sharing )
    8 - tale imposto iter di accertamenti psichiatrici ( sub punto 7 ) veniva poi effettivamente ultimato il 30/9/1998, emettendo nei confronti del sottoscritto il testé p. m. l.: “Idoneo al servizio nella Polizia di Stato” ( doc. 12 ) con seguente rilascio di tal attestazione da parte del C.M.O. di Roma - Cecchignola ( doc. 13 ) che questi consegnò presso l’Ufficio di appartenenza per il contestuale reintegro nei ruoli di appartenenza della Polizia di Stato;
    presso l’Ufficio di Gabinetto della Questura di Roma vennero pertanto restituiti al sottoscritto l’arma, le manette, il tesserino personale di riconoscimento qual appartenente alla Polizia di Stato ( doc. 14 ) ma contestualmente disponendo umilianti verifiche dell’attestazione volte ad accertarne l’autenticità ( doc. 15 ) - POI CONFERMATA;
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    9 - circa venti giorni dopo aver concluso il suddetto iter d’accertamenti psichiatrici ( sub punti 7 e 8 ) a seguito d’altra avversa segnalazione prodotta dall’Ispettore Capo Ardolino Eligio Gaetano ( autore di una delle due su indicate relazioni accusatorie - sub punto 6 ) fu notificata al sottoscritto la “pena pecuniaria” così motivando “Comandato di servizio presso l’Ufficio Posta rifiutava di registrare alcuni fax in giacenza rivolgendosi in modo irriguardoso nei confronti del superiore che gli aveva impartito l’ordine” ( doc. 18 );
    in realtà i fatti si svolsero diversamente, avendo il sottoscritto null’altro che rilevato al superiore, con ivi presente l’allora Agente Scelto Zanni Roberto ed altri colleghi dell’Ufficio Posta, che la postazione fax era ( operativamente oltre che visibilmente ) già occupata dal Sovrintendente Agosta Armando e pertanto l’Ispettore Capo Ardolino Eligio Gaetano non avrebbe dovuto chiedere al sottoscritto - ma addirittura con atteggiamenti isterici e usando termini da allevatore di cani, essendoglisi così rivolto: “Siz, siz pasolfast … vai a registrare i fax” - praticamente, di scalzare un superiore e per compiere un lavoro che dallo stesso era già stato svolto;
    il sottoscritto non produceva ricorso avverso tal ingiusto provvedimento, per inesperienza e per non rischiare di inasprire il già teso clima lavorativo - invano;
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    10 - per causa o concausa di tale già allora pesante ed avversa situazione lavorativa - avendo sin ora ( e nel presente documento tutto ) esposto solo e unicamente i fatti documentabili o riscontrabili - il sottoscritto iniziò a rilevare problematiche di natura relazionale con la propria compagna di vita ( di nazionalità Serba e madre della prima figlia Rebecca ) sino a dover decidere per la separazione dalla stessa ( doc. 47 bis );
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    ( doc. 47 bis - https://drive.google.com/file/d/1Ahb...ew?usp=sharing )

  4. #4
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    11 - poco tempo dopo veniva notificata al sottoscritto anche una ulteriore lettera di contestazione di addebiti relativamente a un suo erroneamente o pretestuosamente asserito essersi assentato presso un obiettivo sensibile di cui era stato incaricato della vigilanza ( doc. 19 );
    avverso tali addebiti il sottoscritto produceva le deduzioni difensive ( doc. 20 ) con cui, in particolare, rilevò che prima di intraprendere, a tutti gli effetti, quel servizio di vigilanza - dando regolarmente il cambio sul posto e apponendo sull’apposito registro ivi custodito, orario di inizio del servizio e firma ( espletamenti di prassi che dallo stesso non vennero infatti effettuati proprio perché non ebbe mai a intraprendere quel servizio ) - avvertì l’acutizzarsi di un preesistente malessere ed al punto da fare ritenere prudente/opportuno - al personale della Sala Operativa della Questura di Roma, contattato in merito - di richiederne l’accompagnamento presso un p.. s. ospedaliero a mezzo autoambulanza ( doc. 21 ) - medesimo personale e/od altro che però andava anche ulteriormente ad agire in modo tale da consentire l’istaurazione del procedimento disciplinare in argomento;
    peraltro se proprio si voleva punire qualcuno, ma non si comprende per qual ed effettiva mancanza o non certo imputabile al sottoscritto per i motivi sin ora e di seguito spiegati, avrebbe allora dovuto essere sottoposto a inchiesta disciplinare il personale che smontava dalla notte - ovvero del turno di servizio notturno, 24.00/07.00, precedente a quello diurno, 07.00/13.00, che avrebbe dovuto coprire il sottoscritto - in quanto non attese che lo stesso avesse a tutti gli effetti intrapreso il servizio prima di andarsene via;
    ma ancora, discordantemente dalle accuse inizialmente formulate - avendogli contestato che ad un controllo di un superiore gerarchico era risultato assente presso l’obiettivo di cui era stato incaricato della vigilanza - il Questore di Roma inflisse al sottoscritto una pena pecuniaria adducendo invece le seguenti testé motivazioni “Intraprendeva un servizio di vigilanza fissa in abiti civili. Nella circostanza si discostava dall’obiettivo senza notiziare la S. O. allo scopo di ottenere la temporanea sostituzione” ( doc. 22 );
    in merito a tale provvedimento disciplinare il sottoscritto ritenne comunque di non produrre ricorso, ancora sottostimando la situazione che si stava creando ed ancora nella speranza di non inasprire il però sempre più teso clima lavorativo - invano;
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    12 - successivamente - con lettera del 15/02/1999 a firma del Dr. Sacco Paolo ( il Direttore dell’Ufficio
    Sanitario Provinciale della Questura di Roma, già autore del primo invio del sottoscritto a sottoporsi ad accertamenti psichiatrici - sub punto 7 ) - il sottoscritto fu proposto per l’adozione di “opportuni” provvedimenti disciplinari ( doc. 23 ) soltanto per aver inviato allo stesso un telegramma ( doc. 24 ) con cui, per le vie brevi, chiedeva notizie relativamente al rinnovo della propria patente ministeriale: scaduta da tempo; della quale necessitava per svolgere anche servizi di Polizia di altra tipologia; per il rinnovo della quale le più richieste erano state lasciate senza riscontro alcuno ( da chi dell’Ufficio di appartenenza, allora l’Ufficio Passaporti della Questura di Roma );
    a tale richiesta punitiva - indirizzata al Direttore della Divisione Polizia Amministrativa e Sociale della Questura di Roma ( Dr. Bellocchi ) da cui dipendeva anche l’Ufficio Passaporti ove prestava servizio il sottoscritto - non venne dato seguito, ma, meno d’un mese dopo, con lettera del 12/03/1999 a firma del Dr. Bellocchi, venne disposto invio del sottoscritto all’Ufficio Sanitario Provinciale della Questura di Roma espressamente motivando che lì avrebbe dovuto essere sottoposto a visita per la convalida della patente ministeriale ( doc. 25 );
    presso tale Ufficio Sanitario tuttavia, anziché sottoporre il sottoscritto alla specifica visita richiesta, gli fu invece comunicato di doversi sottoporre ad accertamenti di natura psichiatrica, presso il C.M.O. di Roma - Cecchignola, il 15/03/1999, in quanto ( asseritamente ) affetto da anomalie comportamentali ( doc. 26 );
    tali accertamenti psichiatrici vennero conclusi il 22/03/1999 con esito di sì idoneità del sottoscritto al servizio nei ruoli di appartenenza della Polizia di Stato ( doc. 27 );
    trascorsi appena due giorni dalla notifica di tale favorevole esito, con ulteriore fax del Direttore della Divisione Polizia Amministrativa e Sociale della Questura di Roma, questo del 24/03/1999, venne per la seconda volta disposto nei confronti del sottoscritto il doversi presentare presso l’Ufficio Sanitario Provinciale della Questura di Roma alle ore 9.00 del giorno dopo 25/03/1999, ancora motivando che lì avrebbe dovuto sottoporsi a visita per il rinnovo della patente ministeriale ( doc. 28 );
    lì però e per la seconda volta ( ! ) anziché sottoporre il sottoscritto a tale specifica visita, si disposero nei suoi confronti accertamenti di natura psichica a cui successivamente sottoporsi, alle ore 9.00 del 25/06/1999, presso il predetto Ufficio Sanitario Provinciale della Questura di Roma ( doc. 29 );
    in tale data il sottoscritto dovette però veder nuovamente disporre nei propri confronti accertamenti psichiatrici, questi a cui doversi sottoporre il 05/07/1999 presso il “Centro di Neurologia e Psicologia Medica” di Castro Pretorio - Roma ( doc. 30 ) e conclusi con il seguente p. m. l. “Idoneo al servizio di
    Polizia. Non necessitano altri controlli” ( doc. 31 );
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    13 - tale favorevole esito di sì idoneità al servizio nei ruoli della Polizia di Stato fu quindi comunicato al Direttore dell’Ufficio Sanitario Provinciale della Questura di Roma ( il Dr. Sacco Paolo ) il quale, ma non prima di aver lasciato trascorrere un abbondante mese - e non servirebbe esporre lo stress che per tali ( e tanti ) intenzionali comportamenti gli s’arrecava - con lettera del 30/08/1999 ( doc. 32 ) lo comunicò alla Dr.ssa Valeria Delle Rose ( Dirigente dell’Ufficio Passaporti ove il sottoscritto prestava servizio ) che, a propria volta e con pratica immediatezza, avrebbe dovuto notificarlo al sottoscritto per il contestuale reimpiego nei servizi di cui al ruolo di appartenenza;
    notifica che fu sì effettuata - con contestuale restituzione del tesserino personale di riconoscimento qual appartenente alla Polizia di Stato e della placca metallica, come dell’arma e delle manette - ma soltanto dopo aver fatto trascorrere altro tempo e appena poco prima di rendere efficace ( con altra contestuale notifica ) un provvedimento di sospensione dal servizio - comportato dal procedimento disciplinare che parallelamente a tali fatti s’era trovato il modo di istaurare ( spiegato nel sottostante punto 14 ) - che, come ben si sa, prevede oltre al dimezzamento dello stipendio anche il contestuale ritiro dell’elencata ( e pochi minuti prima restituita ) dotazione personale;
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    14 - con lettera di contestazione di addebiti del 28/05/1999, a firma del Vice Questore della Polizia di Stato Dr. Domenico Sannino ( all’epoca Dirigente del Commissariato di Polizia di Roma - Frascati ) fu istaurato nei confronti del sottoscritto un procedimento disciplinare, accusandolo di avere riferito agli organi di stampa notizie a carattere scandalistico ( doc. 33 e 34 );
    prodotte le deduzioni difensive e sottopostosi alla trattazione orale presso il Consiglio Provinciale di Disciplina della Questura di Roma, il sottoscritto venne proposto a maggioranza per l’adozione della massima pena ( sei mesi di sospensione dal servizio ) con partecipazione punitiva dei due Operatori Sindacali ( doc. 35 ) che per i due quinti lo componevano però con funzioni espressamente difensive e ben avendo potuto dissociarsi, se non per utilità quanto meno per “forma”;
    tale proposta venne accolta e il provvedimento inflitto al sottoscritto dal Sig. Capo della Polizia con notifica del 12/11/1999 decorrente dal giorno seguente 13/11/1999;
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )

  5. #5
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    15 - che una istanza di ferie prodotta dal sottoscritto venne comunque respinta - dalla Dr.ssa Valeria Delle Rose, Dirigente dell’Ufficio Passaporti della Questura di Roma ( ove prestava servizio ) - seppur proprio da costei proprio glie n’era stata rassicurata la concessione - dal medesimo chiesta dovendo considerare il “particolare ed avverso” periodo lavorativo e per non rischiare di vedersi poi vanificare l’organizzazione del viaggio/periodo di riposo - come testé segue: “Piano ferie modificato rispetto a quanto comunicato in precedenza, ho già pianificato per gli altri colleghi. Non è possibile concedere inoltre il periodo è troppo lungo.” ( doc. 37 );
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    16 - che il 24/02/2000, data relativa al periodo temporale in cui il sottoscritto stava scontando detto
    provvedimento di sospensione dal servizio di sei mesi ( sub punto 14 ) e in cui si trovava dentro casa a pranzare con la propria compagna di vita ( la fu Tabascio Francesca Romana, al sesto mese di una gravidanza non facile ) sopraggiungeva senza preavviso alcuno un Poliziotto che, con atteggiamenti piuttosto perentori, gli notificò un invito un tantino minaccioso a presentarsi presso il Commissariato “San Basilio” della Questura di Roma per ragioni di Giustizia ( doc. 38 );
    però non di urgenza tale da giustificare siffatte modalità di notifica, avendo poi saputo il sottoscritto che tali “ragioni” trattavano una richiesta dell’A. G. di ricevere maggiori informazioni relativamente ai fatti di un atto di denuncia che lo stesso aveva, sporto più anni addietro, nei confronti d’un cittadino di nazionalità francese il quale, alla guida di un autobus turistico, lo aveva colpevolmente investito in Roma comportandogli la frattura scomposta del perone e dello scafoide del piede destro;
    la compagna del sottoscritto, memore del precedente avverso agire istituzionale ( dalla stessa anche subito per forza di convivenza ) ne ebbe a conseguire un lieve malore;
    ebbene, sarebbe bastato invitare il sottoscritto per via telefonica ( ben conoscendone appartenenza e recapiti ) e questi si sarebbe egli stesso, con pratica immediatezza, recato presso l’Ufficio di Polizia indicato per ricevere la notifica o quanto meno avvisare per poi giungere a orari più consoni, se non proprio concordati;
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    17 - circa due mesi dopo tal ennesima e anomala vicenda lavorativa, il sottoscritto dovette produrre istanza per l’assegnazione di un alloggio, essendosi dovuto separare da tale propria compagna ( e madre della propria seconda figlia ) stancatasi di “convivere”, anche, con le continue problematiche disciplinari e sanitarie/psichiatriche di cui lo si faceva bersaglio, ma soprattutto con gli intuibili effetti di queste nella relazione di coppia e familiare ( doc. 17 );
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    18 - il richiesto alloggio di servizio gli venne poi assegnato presso la Caserma della Polizia di Stato
    “Davide Campari” ( Questura di Roma );
    ma anche qui ben presto, iniziò a esser attuato nei confronti del sottoscritto un già osservato, subito e tollerato agire sistematicamente provocatorio e/o molesto con seguenti accuse ( del tutto frutto di travisamenti e/o mendacità ) di cui ai quattro punti lettera sottostanti quelle più di rilievo:
    a) con atto di relazione del 19/4/2001 a firma del Sovrintendente Volo Pasquale - allora responsabile della Caserma della Polizia di Stato “Davide Campari”, ove sono localizzati alloggi di servizio per il personale appartenente - il sottoscritto venne additato come responsabile di danneggiamenti che, a riferire di costui, sarebbero stati compiuti presso il quinto piano di tale Caserma, nonché di dispetti a
    danno di personale delle pulizie ivi lavorante, il tutto senza sostegno di prove o concretezze e infatti
    egli stesso ammettendo: “Non ci sono prove concrete, ma …” ( doc. 39 );
    il Dirigente dell’Ufficio Servizi Tecnico Logistici e della Gestione Patrimoniale della Questura di Roma a cui era stata indirizzata la relazione e dopo avere espletato ovvi accertamenti, non reperì riscontro alle accuse dal momento che non adottò provvedimenti nei confronti del sottoscritto, che altrimenti risulterebbero nel foglio matricolare;
    il sottoscritto ritenne poi di chiarire l’effettiva realtà di quell’ambito alloggiativo della Polizia di Stato, formalmente esponendo al medesimo Dirigente lo stato di estrema fatiscenza e possibile pericolo di alcune delle parti esterne e interne di tale caserma ( doc. 40 ) evidentemente dovuto ad un evidente stato di abbandono/incuria ( e di vecchia data ) piuttosto che agli asseriti atti vandalici;
    b) nelle date 09/06/2001 e 12/06/2001, l’Assistente Abrugia Stefano ( allora in servizio presso l’Ufficio Polizia Postale ) - risaputo per essere in amicizia con il Sovrintendente Volo Pasquale ( sub lettera a ) e alloggiato in una stanza posta fronte a quella del sottoscritto, presso il quinto piano della Caserma “Davide Campari” - estremamente travisando un pure civile disaccordo verbale di una sera, nato per motivi di rumorosità - per altro svoltosi anche alla presenza di altri alloggiati del piano, che poi nulla confermarono di quanto costui mendacemente dichiarò - produceva due relazioni di servizio con le quali lo accusò: di avere infilato uno stuzzicadenti nella serratura della porta di ingresso alla propria stanza; di aver inferto calci sopra la stessa porta; di averlo apostrofato con parole offensive; di averlo sbattuto addosso al muro; di averlo minacciato di entrargli dentro la stanza con l’intento di tagliargli la gola; di avergli fatto recapitare un messaggio minaccioso ( doc. 41 e doc. 42 );
    in realtà il sottoscritto non ebbe mai nemmeno solo a pensare di attuare tali comportamenti, come poi accertato dalle risultanze della relativa inchiesta disciplinare, poi travisate allo scopo d’infliggergli comunque il previsto provvedimento di destituzione ( di cui ai fatti meglio dettagliati nel sottostante punto 19 ) nonché dai Giudici amministrativi del T.A.R. del Lazio, a cui il sottoscritto dovette pertanto
    adire, che in merito a tale provvedimento eloquentemente e pesantemente si pronunciarono con la
    Sentenza 1519 del 2003 ( allegata );
    accuse oltretutto prive: di certificazione medica comprovante le asserite aggressioni fisiche ( e infatti mai avvenute ); del riscontro oggettivamente verificabile e imputabile dei lamentati danneggiamenti che sarebbero stati arrecati alla serratura della porta ed a questa stessa ( e infatti inesistenti ); di una o più testimonianze dei più colleghi presenti quella stessa sera presso il quinto piano della Caserma, che sostenessero i fatti lamentati ( infatti inesistenti ); del doveroso atto di denuncia che proprio per l’estrema gravità dei fatti lamentati avrebbe dovuto essere prodotto all’A. G., COME INFATTI NON SI VERIFICAVA presumibilmente optando di risolvere tutto inter nos per non immischiare Chi ben altro spessore di indagine avrebbe posto in essere ( doc. 43 );
    c) con relazione del 13/7/2001 ( doc. 44 ) indirizzata al Direttore dell’Ufficio Servizi Tecnico Logistici e della Gestione Patrimoniale della Questura di Roma, l’Ispettore Capo D’Alesio Claudio ( all’epoca dei fatti responsabile della sala mensa localizzata presso il piano terra della Caserma “Davide Campari” ) accusò il sottoscritto di comportamenti scorretti nei confronti di colleghi e personale delle pulizie ivi prestante attività lavorativa;
    anche in merito a queste accuse però e dopo aver svolto doverosi accertamenti, non venne reperito riscontro dal Dirigente dell’Uff. Servizi Tecnico Logistici e della Gestione Patrimoniale della Questura di Roma ( ma proprio perché inesistente ) dal momento che non adottò provvedimenti nei confronti del sottoscritto che altrimenti risulterebbero nel foglio matricolare;
    d) allora, con ulteriore ed avversa relazione di servizio prodotta dall’Ispettore Capo D’Alesio Claudio, anche questa rivolta al Dirigente dell’Uff. Servizi Tecnico Logistici e della Gestione Patrimoniale della Questura di Roma, il sottoscritto venne dallo stesso ancora accusato e questa volta di avere posto in essere comportamenti vandalici e intimidatori ( doc. 45 ) ma nemmeno in questo caso supportando con elementi di prova ( ma proprio perché inesistenti ) e infatti svolti doverosi accertamenti del caso non fu reperito riscontro alcuno dal momento che non furono adottati provvedimenti disciplinari nei confronti del sottoscritto che altrimenti risulterebbero nel foglio matricolare;
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    ( Sent. 1519/2003 - https://drive.google.com/file/d/1-RY...ew?usp=sharing )
    ( foglio matricolare - https://drive.google.com/file/d/1c9c...ew?usp=sharing )

  6. #6
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    19 - tra tali accuse sproloquiate nei confronti del sottoscritto presso la Caserma della Polizia di Stato “Davide Campari” - nell’arco di appena due mesi e da tutti i papabili accusatori al completo, ovvero: da chi occupava la stanza localizzata di fronte a quella del medesimo ( l’Assistente Abrugia Stefano, sub punto 18, lettera b ); da personale preposto alle pulizie presso il V° piano della predetta caserma e dal responsabile della stessa ( il Sovrintendente Volo Pasquale, sub punto 18, lettera a ); due volte dal responsabile della sala mensa localizzata al piano terra della stessa caserma ( l’Ispettore D’Alesio Claudio, sub punto 18 lettere c e d ) e da personale ivi preposto alle pulizie - venne poi dato seguito a quelle “più corpose” prodotte dell’Assistente Abrugia Stefano e, come dubitarne, immediatamente disponendo accertamenti psichiatrici nei confronti del sottoscritto - anche questi ben conclusi;
    ***
    A CHI POTREBBE DOMANDARSI: “CHI ERA ALLOGGIATO NELLA STANZA CON IL SILVESTRO” ECCO LA RISPOSTA: IL SOTTOSCRITTO NON E’ MAI STATO ALLOGGIATO IN STANZE CON ALL’INTERNO ALTRI COLLEGHI O SE AL CONTRARIO SOLTANTO UNO ED IVI RARAMENTE PRESENTE - PRESSO IL COMMISSARIATO PRATI OCCUPAVA UN POSTO LETTO IN UNA STANZA DOVE VE N’ERANO ALTRI TRE, TENUTI LIBERI; PRESSO IL REPARTO VOLANTI OCCUPAVA UN POSTO LETTO IN UNA STANZA DOVE VE N’ERANO ALTRI TRE, DI CUI UNO OCCUPATO DA UN COLLEGA RARAMENTE PRESENTE; PRESSO LA CASERMA DAVIDE CAMPARI OCCUPAVA UN POSTO LETTO IN UNA STANZA DOVE VE N’ERANO ALTRI TRE, DI CUI UNO OCCUPATO DA UN COLLEGA LI’ ANCHE RARAMENTE PRESENTE; PRESSO LA CASERMA MASSAUA OCCUPAVA INVECE UN POSTO LETTO IN UNA STANZA SINGOLA ( GENERALMENTE RISERVATA A FUNZIONARI O SOTTUFFICIALI ) E PRESSO LA CASERMA DI FORTE OSTIENSE OCCUPAVA UN POSTO LETTO DI UNA STANZA DOVE VE N’ERANO ALTRI TRE, TENUTI LIBERI;
    A CHI POTREBBE DOMANDARSI SE TALE MODO DI GESTIRE IL POTENZIALE ALLOGGIATIVO DELLA POLIZIA DI STATO ( IN ROMA ) RISPECCHIASSE UNA CERTA NORMALITA’, EBBENE LA RISPOSTA E’ ASSOLUTAMENTE NO;
    ***
    giorni prima della notifica al sottoscritto della favorevole conclusione di tali accertamenti psichiatrici ( sub I° paragrafo di questo stesso punto 19 ) con il riconoscimento della sua sì idoneità ai servizi nei ruoli della Polizia di Stato ( di cui Vertici gerarchici vennero probabilmente resi edotti, per rispettosa consuetudine nei confronti di costoro richiedenti ) veniva soltanto allora - scorrettamente, in quanto ancora prima s’avrebbero dovuto accertare i “fatti” - instaurato il procedimento disciplinare ( ai sensi dell’Art. 19, D.P.R. 737/1981 ) con notifica allo stesso di lettera di contestazione di addebiti disciplinari del Vice Questore della Polizia di Stato Dr. Riccardo Buonocore ( doc. 47 );
    mentre tale procedimento disciplinare era in corso - ed erano appunto stati appena favorevolmente
    conclusi gl’accertamenti psichiatri di cui s’è appena parlato ( ai paragrafi soprastanti di questo stesso punto 19 ) - con una lettera del 5/09/2001 ( doc. 49 ) dell’Ufficio Sanitario Provinciale della Questura di Roma, si decise allora di fargliene effettuare di nuovi, presso il “Centro di Neurologia e Psicologia Medica” di Castro Pretorio - Roma ed anche questi che però vennero conclusi con il riconoscimento della sua sì idoneità al servizio nei ruoli di appartenenza della Polizia di Stato;
    pochissimi giorni dopo tal ennesimo riconoscimento di sì idoneità al servizio nei ruoli della Polizia di Stato, non demordendo dall’insano proposito ( ! ) venne allora notificato al sottoscritto di doversi presentare presso l’Ufficio Sanitario Provinciale della Questura di Roma, alle ore 8.30 dell’1/10/2001, per essere lì sottoposto ( ancora ) ad ulteriori accertamenti sanitari di natura psichica ( doc. 50 );
    in tale data e presso tal Ufficio Sanitario, vennero disposti nei confronti del sottoscritto accertamenti psichiatrici ai quali dovette sottoporsi, in quella medesima mattinata dell’1/10/2001, presso il “Centro di Neurologia e Psicologia Medica” di Castro Pretorio - Roma;
    ove e come non pensare ad una “bassa strategia”, si verificava che, ivi puntualmente presentatosi, il sottoscritto venne mantenuto in attesa per circa quattro ( 4 ) ore, prima di essere chiamato a visita e appena prima di varcare la soglia dello studio medico psichiatrico quasi gli si piroettò innanzi l’allora Segretario presso il Consiglio Provinciale di Disciplina della Questura di Roma ( il Dr. Morelli Marco ) che - con una mal arginata agitazione e fin troppe giornate di anticipo - gli notificò, alla presenza di uno psichiatra del centro, l’ordine di presentarsi il 15/10/2001 presso il proprio predetto Ufficio ( doc. 51 ) per ivi sottoporsi alla trattazione orale del procedimento disciplinare istaurato con una proposta di destituzione ( licenziamento ) dal Vice Questore della Polizia di Stato Dr. Riccardo Buonocore ( di cui al III° paragrafo sopra ) probabilmente auspicando una qualsivoglia “forma” di contestabile stato
    di alterazione;

  7. #7
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    tal accertamento psichiatrico fu infine concluso ancora riconoscendo al sottoscritto la sua sì idoneità ai servizi nei ruoli di appartenenza della Polizia di Stato e la qui sopra indicata data ( del 15/10/2001 ) in cui avrebbe dovuto svolgersi la trattazione orale disciplinare e nonostante tali modalità di notifica, venne poi finanche posticipata al 22/10/2001 ( doc. 52 );
    nel frattempo, con propria relazione del 20/09/2001 il Dr. Riccardo Buonocore concludeva l’inchiesta come testé segue riferendo: “Sono stati sentiti a verbale tutti gli alloggiati al 5° piano della Caserma Davide Campari” e anche “Non sono emerse testimonianze dirette circa i fatti avvenuti il 09 Giugno scorso” e ancora “Circa il comportamento tenuto dal Silvestro presso la Caserma Davide Campari, si segnalano due episodi rappresentati dai testi Pastura Gaetano e Principale Walter” ed infine ”Nulla è emerso dall’esame del fascicolo personale” ( doc. 54 );
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    ***
    EBBENE,
    SE NON VI FOSSE STATO UN MERO INTENTO PUNITIVO ED ESPULSIVO E LE CONCLUSIONI DELLA INCHIESTA DISCIPLINARE FOSSERO STATE PRODOTTE ( e valutate ) CON CORRETTEZZA - INFATTI SUBDOLAMENTE TENDENZIOSE ( oltre ch’omettenti fatti di rilievo, inequivocabilmente indirizzanti il Giudizio verso la non colpevolezza del sottoscritto, tra cui quelli al soprastante punto 18, lettera b, II° paragrafo ) AVENDO MENZIONATO DI DUE TESTI COME S’AVESSERO RESO CHISSA’ QUAL SORTA DI “PROVA REGINA” DI COLPEVOLEZZA - AVREBBE GIA’ D’ALLORA DOVUTO RISULTARE EVIDENTE CHE LE ACCUSE DELL’ASSISTENTE ABRUGIA STEFANO ( sub punto 18, lettera b, I° paragrafo ) NON RISPECCHIAVANO IL VERO, CHE IL PROCEDIMENTO ERA PERTANTO DA ARCHIVIARE E COSTUI DA PUNIRE CON ESEMPLARE SEVERITA’;
    STESSO GENERE DI INGIUSTIFICATAMENTE AVVERSE MODALITA’ ISTRUTTORIE - DI PROGRESSIVA E MISURATA COSTRUZIONE DI UNA APPARENZA DI COLPEVOLEZZA, IN OGNI FASE E GRADO DEL PROCEDIMENTO, ANCHE OMETTENDO FATTI AL MEDESIMO FAVOREVOLI - CHE VERRANNO POI NUOVAMENTE ATTUATE DAL VICE QUESTORE DELLA POLIZIA DI STATO DR. ARMANDO GUARDA ( come spiegato sotto al punto 50 );
    AVVERSA PRESUMIBILE SISTEMATICITA’, QUESTA, RAVVISATA IN OGNUNO DEI PROCEDIMENTI AI QUALI IL SOTTOSCRITTO E’ STATO AUTORITARIAMENTE E PERSISTENTEMENTE SOTTOPOSTO NEL CORSO DI TUTTA LA SUA CARRIERA NELLA POLIZIA DI STATO;
    FATTI QUESTI ANCHE RIFERITI ALL’A. G. E AI VERTICI GERARCHICI ( doc. 143 ) MA SENZA RICEVERE RISCONTRO ALCUNO;
    ( doc. 143 - https://drive.google.com/file/d/1MHW...ew?usp=sharing )
    ***
    sulla base di tali risultanze di inchiesta ( di cui sopra in questo stesso punto 19, ultimo paragrafo ) il Questore di Roma riteneva di deferire il sottoscritto al Giudizio del Consiglio Provinciale di Disciplina ( doc. 56 );
    alle ore 12.40 del 15/10/2001 - e per la seconda volta mentre il sottoscritto si trovava a pranzare con la propria compagna e figlia ( di un anno di età ) e ancora senza preavviso alcuno - sopraggiungeva presso l’abitazione personale della Polizia di Stato ( in divisa e appartenente alla Questura di Roma ) per notificargli che alle ore 09.00 del 22/10/2001 doveva presentarsi presso il Consiglio Provinciale di
    Disciplina della Questura di Roma, per sottoporsi alla trattazione orale del procedimento disciplinare
    istruito dal Dr. Riccardo Buonocore ( doc. 57 );
    il sottoscritto vi si presentò puntualmente, ma lì, dopo essere stato posto in attesa per quasi quattro
    ( 4 ) ore - e non era la prima volta che in siffatto modo lo si trattava malgrado le sue pure rispettose e caute rimostranze - con notifica effettuata dall’allora Segretario Dr.ssa Maria Rosaria Placanica, alle ore 12.25 del 22/10/2001, la trattazione orale del procedimento veniva pure posticipata al 25/10/2001 ( doc. 58 ) - in tale data infine svolta;
    con seguente Deliberazione del Consiglio Provinciale di Disciplina della Questura di Roma - con cui si era incappati nel travisamento dei fatti o nella manifesta irrazionalità ( di cui Sentenza T.A.R. Lazio 1519/2003 in cui i Giudici lo rilevano ) in particolare affermando che: “… dalle dichiarazioni rese dal Cappello Giuseppe e dal Pastura Gaetano risulta che l’Ag. Sc. Silvestro Giuseppe ha comportamenti che rivelano mancanza del senso morale …” e che “… dall’inchiesta del funzionario istruttore emerge a carico dell’inquisito la responsabilità di quanto avvenuto all’interno della Caserma Davide Campari, il 09 Giugno 2001, verso le ore 22.00, nei confronti dell’Assistente Abrugia Stefano” - il sottoscritto fu proposto per la destituzione a maggioranza dei 3/5 dei componenti ( doc. 59 );
    che con decreto del Sig. Capo della Polizia datato 08/11/2001 e notificato al sottoscritto il 19/11/2001, questi venne pertanto destituito dalla Polizia di Stato con decorrenza 20/11/2001 ( doc. 60 );
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    ( Sent. 1519/2003 - https://drive.google.com/file/d/1-RY...ew?usp=sharing )

  8. #8
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    20 - nel periodo in cui il sottoscritto si trovava, già da giorni ed a tutti gli effetti, nella condizione di poliziotto destituito ( ovvero privato del proprio lavoro, unica fonte di guadagno e sostentamento ) con lettera di contestazione di addebiti, questa del 09/11/2001 e notificatagli il 25/11/2001 - a mezzo raccomandata a/r inviatagli presso il domicilio provvisorio ( dei genitori, residenti in Arzano - Napoli, ove si trovava provvisoriamente appoggiato per necessità di sussistenza ) - ricevette comunicazione dell’istaurazione di un procedimento disciplinare con l’accusa di non avere ottemperato a un “invito” di tagliarsi i capelli - sic ! ( doc. 61 );
    seppur non più appartenente alla Polizia di Stato, per non incappare in procedimenti disciplinari in sospeso - eventualmente avesse vinto la causa istaurata presso il T.A.R. del Lazio avverso il suddetto provvedimento di destituzione ( sub punto 19, ultimo paragrafo ) - in merito a tali accuse - quanto meno inopportune, soprattutto perché formulate dall’allora Presidente del Consiglio Provinciale di Disciplina della Questura di Roma Dr. Margherito dopo averne proprio Costui improntato l’esito e di fatto configuranti una mai sentita mancanza di: “non aversi ottemperato a un invito” ( prefigurando questo la possibilità di scelta ) - il sottoscritto produceva al Questore di Roma le deduzioni difensive ( doc. 62 ) ed anch’egli a mezzo raccomandata ( trovandosi appunto presso l’abitazione dei genitori in Arzano - Napoli );
    il Questore di Roma disponeva l’archiviazione del procedimento disciplinare, ma, si ritiene alquanto minacciosamente, con espressa riserva di riesaminarlo qualora fosse rivissuto il rapporto di impiego tra lo stesso e l’Amministrazione della P. di S. ( doc. 63 );
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    21 - in merito al suddetto provvedimento di destituzione del sottoscritto dalla Polizia di Stato ( sub punto 19 ) i Giudici amministrativi pronunciarono: “Emerge la non coincidenza o corrispondenza tra i fatti addebitati e sanzionati dalla norma, di cui è stata contestata la violazione e quelli accertati in sede d’istruttoria e tale circostanza oltre a riflettersi sulle motivazioni del provvedimento impugnato, inficia la contestata sanzione di destituzione anche sotto il profilo della manifesta irrazionalità o del travisamento dei fatti …” ( Sentenza T. A. R. del Lazio 1519/2003 );
    tale sentenza veniva prodotta al datore di lavoro Ministero dell’Interno;
    a mezzo decreto dell’8/5/2003 ( doc. 64 ) veniva disposta la riammissione in servizio del sottoscritto con decorrenza 24/05/2003 ma ( non demordendo dall’intento di sempre ) anche che - come segue motivando: “… considerato il periodo di assenza dal servizio …” - lo stesso doveva ( ri ) sottoporsi ad accertamenti di idoneità attitudinale, il 26/05/2003, presso il Centro Psicotecnico di Castro Pretorio in Roma;
    impartendo così una disposizione palesemente illegittima in quanto - in relazione all’Art. 25, comma 2, Legge 121/1981 ed all’Art. 9, D.P.R. 904/1983, ai quali si fece riferimento ed ove in particolare si cita come testé segue: “Relativamente ai soggetti che espletano funzioni di Polizia, durante il rapporto di impiego, l’Amministrazione può, d’ufficio, verificare soltanto l’idoneità psicofisica al servizio ma non quella attitudinale” - il rapporto di impiego del sottoscritto con la propria Amministrazione risultava come - mai interrotto - per effetto della Sentenza T. A. R. del Lazio 1519/2003 con la quale si annullò il corrispondente provvedimento di destituzione;
    ciò nonostante, il sottoscritto ritenne di sottoporsi a tali accertamenti di idoneità attitudinale per non rischiare di inasprire ulteriormente il clima lavorativo - invano;
    ( Sent. 1519/2003 - https://drive.google.com/file/d/1-RY...ew?usp=sharing )
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    22 - che presso detto Centro Psicotecnico, a seguito degli accertamenti di idoneità attitudinali svolti
    sul sottoscritto nella mattinata del 27/05/2003, si giunse a un giudizio di non idoneità dello stesso al servizio nei ruoli della Polizia di Stato per ( asserita ) carenza di uno dei requisiti di cui all’Articolo 25, comma 2, Legge 121 del 1981 ( doc. 65 );
    ebbene - al di là della poi Sentenziata illegittimità di tale accertamento di idoneità attitudinale come del relativo provvedimento di non idoneità al servizio nei ruoli della Polizia di Stato ( Sentenza 2707 del 2006 T.A.R. del Lazio ) e tenendo bene a mente le vicissitudini lavorative subite e tollerate dallo stesso sin allora, di cui sopra e sotto sono stati esposti soltanto i fatti documentabili o perfettamente riscontrabili - che si valutino appresso giudizi emessi dalla competente Commissione medico legale, su cui il predetto provvedimento di non idoneità attitudinale è stato basato: “… acritico nel valutare le proprie esperienze tende ad assumere atteggiamenti vittimistici …” ( esperienze però valutabili dal presente atto che le raccoglie specificate e documentate o riscontrabili, piuttosto che chiacchierate ) e “… delinea una iperemotività che lo rende facilmente reattivo se contrastato o sotto stress …” ( alla luce dei fatti esposti nel presente atto si potrebbe sfidar chiunque a rimanere ancora sano di mente e comunque non evidenziano “iperemotività” ma, bensì e senza tecnicismi, che il sottoscritto non ha mai reagito o con irregolarità seppur assurdamente contrastato e tenuto sotto stress per decenni ) e “… l’autocontrollo è insoddisfacente rispetto alle mansioni proprie dell’Agente di Polizia …” ( invece, al contrario, l’autocontrollo del sottoscritto lo si ritiene molto soddisfacente alla luce dei fatti esposti nel presente atto ) e “… inadeguato il contenimento della tensione del momento …” ( e anche la sua capacità di contenere la tensione del momento la si ritiene più ch’adeguata alla luce dei fatti esposti nel presente atto ) e “… ambivalente e demotivato rispetto all’Amministrazione e ad un suo possibile nuovo impegno in Polizia …” ( il sottoscritto non è mai stato ambivalente, se non per deviate visioni o per effetto di tale quasi trentennale criminosa situazione, né mai demotivato ma piuttosto affranto nell’osservare ed a proprio danno, la più bella e forte Istituzione dello Stato MACCHIARSI, per l’agire di pochi, di siffatte bassezze e irregolarità ) e non servirebbe altro o particolari specialisti, per molto ben identificare la pretestuosità e reale direzione di tali “giudizi” infatti annullati dal T. A. R. del Lazio con la Sentenza 2707 del 2006 ( allegata );
    il 28/5/2003 e al di là di tali osservazioni che ben avrebbero potuto e dovuto fare Altri ( conoscendo i fatti in quanto più volte rappresentati ) veniva notificato al sottoscritto un provvedimento con cui si disponeva la sua cessazione del servizio nella Polizia di Stato con decorrenza dal giorno seguente 29/05/2003 ( doc. 66 );
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    ( Sent. 2707/2006 - https://drive.google.com/file/d/1C2v...ew?usp=sharing )

  9. #9
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    23 - come su accennato, avverso il giudizio di non inidoneità attitudinale e il relativo provvedimento
    di cessazione del servizio nella Polizia di Stato, in strenua difesa del proprio lavoro, il sottoscritto si indebitava ancora per produrre un ulteriore ricorso al T. A. R. del Lazio per chiederne l’annullamento previa sospensione cautelare;
    con l’Ordinanza 5093/2003 il T.A.R del Lazio accoglieva l’istanza del sottoscritto;
    in esecuzione di questa - ma non prima di avere lasciato trascorrere addirittura tredici ( 13 ) mesi dal suo deposito - con Decreto dell’8/11/2004, fu disposta la riammissione in servizio del sottoscritto ma con decorrenza 20/11/2004 anziché 29/05/2003 com’avrebbe dovuto essere ( doc. 67 );
    anche tale fatto - per effetto del quale lo si sarebbe scorrettamente privato di suoi stipendi arretrati e spettanti come anche di anzianità di servizio - dovette quindi essere impugnato con atto di motivi aggiunti, anche accolti con la Sentenza T.A.R. Lazio 2707/2006 - ebbene per erroneità o meno, nello sfavorevole ed “erroneo” calcolo delle spettanze del sottoscritto vi s’incapperà di nuovo ( punto 32 );
    ( Ord. 5093/2003 - https://drive.google.com/file/d/11tC...ew?usp=sharing )
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    ( Sent. 2707/2006 - https://drive.google.com/file/d/1C2v...ew?usp=sharing )
    ***
    LA GRAVE SITUAZIONE DI INDIGENZA IN CUI GRAVA IL SOTTOSCRITTO E’ INIZIATA DAI SUDDETTI DUE PROVVEDIMENTI, ILLEGITTIMI, DI ESPULSIONE DALLA POLIZIA DI STATO ( di destituzione, sub punto 19 e di cessazione del servizio, sub punto 22 ) A MEZZO DEI QUALI LO S’E’ MANTENUTO PER ANNI PRIVO DELLO STIPENDIO ( sola fonte di guadagno e sostentamento ) OBBLIGANDOLO COSI’, PER SOPRAVVIVERE E ASSISTERE/AIUTARE I FAMILIARI, A CONTRARRE DEBITI SU DEBITI ED ANCHE PRESSO CHI NON AVEVA INTERESSE ALCUNO A RICHIEDERE LA BUSTA PAGA;
    DEBITI DAI QUALI NON S’E’ PIU’ RISOLLEVATO NON AVENDO MAI CESSATO L’AMMINISTRAZIONE DI INCALZARLO - INCESSANTEMENTE E SINO A DESTITUIRLO IL 06/12/2018 - CON PRETESTUOSI E SCORRETTI PROCEDIMENTI SU PROVVEDIMENTI;
    LO SI RIBADISCE, PRECEDENTEMENTE ALL’IRROGAZIONE DI TALI PROVVEDIMENTI ED EPULSIVI, IL SOTTOSCRITTO NON ERA MAI INCAPPATO IN PROBLEMATICHE DI “NON ONORARE I DEBITI” ( ciò chiaramente lo si evince dalla visione del quadro “Q” del suo foglio matricolare );
    ( foglio matricolare - https://drive.google.com/file/d/1c9c...ew?usp=sharing )
    ***
    24 - affatto demordendo dall’evidente fine di radicalmente estromettere il sottoscritto dalla Polizia
    di Stato, contestualmente alla sua riammissione in servizio ne fu disposta anche la sottoposizione ad accertamenti psicofisici il 22/11/2004 ( doc. 67 ) ignorando che - come chiarito dal Consiglio di Stato, Sezione IV^, Ordinanza 2958 del 24/06/2004 - “L’Amministrazione può, durante lo svolgimento del servizio, disporre verifica del possesso dei requisiti psicofisici e attitudinali, ma solo quando vengano in rilievo elementi sintomatici che inducano a dubitare della permanenza dei requisiti, non quando si tratti di riammettere in servizio il dipendente a seguito di provvedimenti Giurisdizionali favorevoli, apparendo altrimenti il comportamento della P. A. come palesemente volto ad eluderli” ( Consiglio di Stato, Sezione IV^, Ordinanza 2712/2004 );
    conclusi tali accertamenti psicofisici - in realtà molto più psichici che fisici ( ! ) ed anche questi a cui il sottoscritto avrebbe pertanto potuto non sottoporsi - del relativo esito ne fu costretto ad attendere la notifica per quasi quattro ( 4 ) mesi “appoggiato ed abbandonato” presso l’Ufficio Personale della Questura di Roma ( situato presso la Caserma della Polizia di Stato di Via Statilia ) privo della divisa, privo del tesserino personale di riconoscimento quale appartenente alla Polizia di Stato, privo della propria arma, privo di mansioni e incarichi, senza il proprio nominativo apposto nel “foglio lista” dei dipendenti dell’Ufficio, da sottoscrivere a inizio e fine turno ( infatti quotidianamente aggiungendolo egli stesso di proprio pugno ) ma addirittura senza neanche vedersi attribuire il primo e tanto atteso stipendio - conseguentemente a tale ultimo fatto il sottoscritto dovette far disporre una procedura a mezzo della quale chiese ed ottenne un prestito dalla Prefettura di Roma ( tramite il Dr. Scalzo della Caserma della Polizia di Stato di Roma, Via Statilia );
    in merito invece al suddetto a dir poco anomalo periodo di attesa dell’esito - probabilmente proprio perché favorevole o vi sarebbe stato un “massimo esempio” di efficienza - dopo più solleciti ( anche formale - doc. 69 ) se lo vide in fine notificare con un p. m. l. di sì idoneità al servizio nella Polizia di Stato ( doc. 68 ) per quindi essere poi regolarmente impiegato;
    VA PARTICOLARMENTE RILEVATO che tale favorevole esito di sì idoneità al servizio nei ruoli della Polizia di Stato, venne notificato al sottoscritto il 7/03/2005 ( doc. 70 ) dall’allora responsabile Ufficio Personale della Questura di Roma, il Sovrintendente Capo Marmo Francesco Antonio, quando però i relativi accertamenti psicofisici erano già stati conclusi DA PIÙ DI TRE MESI ( ! ) ossia il 25/11/2004 e ciò, nonostante che - con fax del 7/12/2004 indirizzato: al predetto Ufficio Personale ( presso il quale e per mesi il sottoscritto era stato “appoggiato e abbandonato” ) all’Ufficio Servizi Tecnico Logistici e della Gestione Patrimoniale e all’Ufficio Amministrativo Contabile - il Questore di Roma Dr. Cavaliere come segue comunicò: “Il Ministero dell’Interno con il provvedimento 333.D/0168592 dell’8/11/2004, ha disposto la riammissione in servizio, a tutti gli effetti dal 20/11/2001, dell’Ag. Scelto della Polizia di
    Stato Silvestro Giuseppe …” ( doc. 71 );
    IL SOTTOSCRITTO RILEVA CHE BEN AVENDO AVUTO MODO DI CONOSCERE IL SOVRINTENDENTE CAPO DELLA POLIZIA DI STATO “MARMO”, RITIENE NON VI SIA STATA SVISTA O DIMENTICANZA MA BENSI’ ( CIECA ) OSSERVANZA DI UNA “NON ESPLICITA” DISPOSIZIONE SUPERIORE;
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    ***
    CORTE DI CASSAZIONE, Ordinanza del 18/5/2012, n. 7963. - “Il comportamento del datore di lavoro che lascia in condizione di inattività il dipendente, oltre a violare l'Art. 2103 del Codice Civile è lesivo del fondamentale diritto al lavoro inteso soprattutto come mezzo d’estrinsecazione della personalità di ciascun cittadino, nonché dell'immagine e della professionalità del dipendente”;
    ***
    25 - dopo che l’esito di sì idoneità al servizio nei ruoli della Polizia di Stato gli era stato alla buon’ora notificato ( sub punto 24 ) il sottoscritto venne provvisto della divisa, dotato dell’arma in dotazione personale e della placca metallica, ma non anche del tesserino personale di riconoscimento quale appartenente alla Polizia di Stato - IN PRATICHE PAROLE, ERA STATO PROVVISTO DI UNA ARMA DA FUOCO MA NON RESO DEBITAMENTE RICONOSCIBILE COME TITOLATONE ALLA DETENZIONE E AL PORTO ( SIC ! );
    dopo necessariamente aver esposto il nuovo e non piccolo problema, veniva rilasciato al sottoscritto
    un foglio di identificazione di formato A/4 con intestazione della Questura di Roma, che però non lo risolse e ne creò di ulteriori per alcuni dati personali dello stesso ivi erroneamente dattiloscritti ( doc.
    72 );
    nonostante la banalità ma estrema rilevanza di tale problematica, soltanto dopo giorni questa venne
    ritenutamente riparata ( ! ) ovvero sbianchettando e ripassando a mano le erroneità e non piuttosto producendogli un nuovo foglio di identificazione;
    in tale stato facendoglielo utilizzare, per circa due ( 2 ) anni e mezzo e sin a quando gli si notificò la consegna del vero e proprio tesserino personale di riconoscimento qual appartenente alla Polizia di Stato, presso l’Ufficio Personale della Polizia di Frontiera Marittima di Civitavecchia - Roma, ove, nel frattempo, era stato trasferito con un provvedimento d’autorità emesso a conclusione del di seguito esposto procedimento;
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )

  10. #10
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    26 - con lettera del Questore di Roma, del 03/03/2005 - prodotta nei confronti del sottoscritto circa
    due settimane dopo il formale sollecito dello stesso volto a richiedere notifica dell’esito dei suddetti accertamenti psicofisici ( sub punto 24, III° paragrafo ) “FAVOREVOLE” E PROPRIO PER CIO’ SU CUI FIN TROPPO SI ERA TEMPOREGGIATO ( sub punto 24 ) e nella quale si esposero: vicende lavorative in merito alle quali non era stata accertata la sua responsabilità, ma proprio perché inesistente; altre vicende lavorative pregresse e ininfluenti rispetto alla fattispecie del trasferimento d’ufficio d’autorità e altre vicende ancora prive di precisa e specifica indicazione di qual fosse “il fatto”, oggettivamente accertato ed eventualmente valutato a suo carico; nonché di provvedimenti punitivi irrogati nei suoi confronti pur ben sapendoli annullati dal T.A.R. del Lazio e “dulcis in fundo”, con proprie conclusioni errate ed abnormi rispetto alla recidiva ed alla gravità dei fatti - ne venne richiesto l’allontanamento dalla Questura di Roma per ( asserita ) “incompatibilità ambientale” ( doc. 73 );
    PARTICOLARMENTE SI RILEVA che - essendo il sottoscritto stato riammesso in servizio il 20/11/2004 ( doc. 67 e sub punto 23, II° paragrafo ) ed essendo detta richiesta di trasferimento di ufficio datata 3/03/2005 ( doc. 73 ) - tali fatti, irrilevanti e ininfluenti ( di cui al paragrafo sopra ) e a cui comunque s’avrebbe voluto ricondurre l’esigenza sottesa alla richiesta di trasferimento in questione, avrebbero allora dovuto verificarsi nel periodo, però fin troppo breve e statico, di circa quattro mesi - trascorsi, suo malgrado, in una condizione lavorativa di abbandono, a far nulla presso l’Ufficio Personale della Questura di Roma ( sub punto 24, II° paragrafo ) - interposto tra le date del 20/11/2004 e 3/03/2005 predette - fatto evidentemente improbabile ma, “nihil difficile volenti”, la proposta venne comunque accolta instaurando il procedimento di trasferimento di ufficio d’autorità ( doc. 74 );
    il sottoscritto produceva allora le deduzioni difensive ( doc. 75 ) con cui, oltre a tutti i su descritti fatti e all’evidente pretestuosità ora spiegata delle motivazioni addotte, rilevò anche la necessità familiare di non essere allontanato, in particolare, per non rischiare di aggravare il disagio già riscontrato sulla figlia Mirella Greta ( all’età di cinque anni ) e infatti - nel lungo periodo di tempo nel quale lo stesso era rimasto privo del proprio posto di lavoro e del relativo stipendio ( quale unica ed esclusiva fonte di guadagno e sostentamento ) essendo stato prima illegittimamente destituito ( sub punto 19 ) poi, tre giorni dopo averne dovuto disporre la riammissione su Sentenza, ancor illegittimamente espulso dalla Polizia di Stato con un provvedimento di cessazione del servizio ( sub punto 22 ) e pertanto costretto per circa quattro ( 4 ) anni a starle distante ( essendosi dovuto trasferire presso l’abitazione dei genitori in Arzano - Napoli, per necessità di sussistenza e di un “riparo” abitativo ) - nei confronti della stessa, presso l’Osp. Pediatrico “Bambino Gesù” di Roma, si accertò: “… una certa ansia rispetto ai distacchi e alla imprevedibilità della presenza o assenza delle persone …”;
    deduzioni difensive che il sottoscritto rischiò però di non riuscire a produrre entro il termine utile ex
    Lege, in quanto osteggiato da colleghi e superiori gerarchici con motivazioni e spiegazioni del tutto fuori da logica e regolamento e infine accettate, in punta di ultimo orario, da un ennesimo di questi ( collega di un collega amico a cui aveva raccontato tutto e che lo aveva accompagnato ) che non propinò ulteriori “storielle” e compiva il proprio dovere;
    tali fatti venivano riferiti ai vertici gerarchici ( doc. 76 ) senza però essere degnati di riscontro alcuno, ovvero come al solito con l’unica risposta di cui s’era capaci ( il silenzio );
    tale procedimento di trasferimento di ufficio d’autorità, anche di parecchio protratto oltre il termine ultimo ex Lege, veniva poi concluso con la notifica al sottoscritto di un provvedimento del Sig. Capo della Polizia del 15/03/2006 ( doc. 77 ) con cui lo si trasferiva presso l’Ufficio della Polizia di Frontiera Marittima di Civitavecchia, esponendosi ( quasi come in un “copia incolla” dalla relativa richiesta del Questore di Roma ) di: due estremi provvedimenti punitivi, di destituzione e cessazione del servizio, annullati però dal T.A.R. del Lazio; di due propri decreti, emessi però per disporne la riammissione in servizio in esecuzione di Sentenze T. A. R. Lazio; di una “nota” con cui, come segue premettendo, “a seguito della favorevole dichiarazione d’idoneità al servizio nei ruoli della Polizia di Stato emessa sul sottoscritto dalla competente Commissione medico legale”, il Questore di Roma ravvisava la ritenuta opportunità di allontanarlo - COME SE UN FAVOREVOLE GIUDIZIO MEDICO LEGALE DI IDONEITA’ AI SERVIZI NELLA POLIZIA NE FOSSE IL PRESUPPOSTO; di vicende lavorative pregresse e ininfluenti rispetto alla fattispecie del trasferimento di ufficio d’autorità; di altre vicende lavorative in merito alle quali non era stata accertata la responsabilità del sottoscritto, proprio perché inesistente; di ulteriori vicende lavorative con gravi inesattezze e altre ancora prive della precisa e specifica indicazione del “fatto” oggettivamente accertato ed eventualmente valutato a carico del medesimo; concludendo in fine, “dulcis in fundo”, con osservazioni errate e abnormi in merito a recidiva e gravità dei fatti;
    tale provvedimento veniva notificato al sottoscritto il 18/4/2006 con decorrenza dal 19/4/2006;
    ( doc. da 1 a 106 - https://drive.google.com/file/d/1h9A...ew?usp=sharing )
    ***
    CONSIGLIO DI STATO, Sezione VI^, Sent. n. 2824, 10/2/2009 - “La natura ampiamente discrezionale dell’atto cui si collega l’allontanamento dall’ufficio, impone all’Amministrazione adeguata e congrua motivazione sull’esistenza oggettiva dei fatti impeditivi della permanenza nella sede, sul nocumento che si riflette sulla funzionalità ed il prestigio dell’ufficio, sul nesso di correlazione fra la situazione di grave conflittualità e la condotta tenuta dal dipendente”;
    ***

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